CAPITAN(I) FRACASSA(TI) - Spettacolo nell'ambito del Festivalfilosofia

CAPITAN(I) FRACASSA(TI) - Spettacolo nell'ambito del Festivalfilosofia

CAPITAN(I) FRACASSA(TI); Teatro Storchi, Modena, 16/09/2017

In coda per ore per un posto a teatro? Si può fare!

Soprattutto quando le aspettative sono piuttosto elevate visto che fino ad oggi non sono mai state disattese.

Sabato 16 settembre al Teatro Storchi di Modena, nell’ambito del Festivalfilosofia, è andata in scena CAPITAN(I) FRACASSA(TI), un’anti-lezione sull’arte dell’attore, con Michele Dell’Utri, Lino Guanciale, Diana Manea, Eugenio Papalia, Simone Tangolo e il musicista Filippo Zattini.

La vicenda di Capitan Fracassa si sovrappone alla narrazione storica del mestiere dell’attore, dalle Tertulliane accuse di immoralità, attraverso le gesta delle compagnie della commedia dell’arte che nel tardo Rinascimento si esibirono nelle corti d’Europa.

Il tutto reso da una comicità molto “fisica”, a tratti grottesca e buffa, condita da squisite improvvisazioni e attualizzata da spot promozionali dedicati alle carte tematiche dell’abbonamento ERT – Emilia Romagna Teatro (se avete dubbi e domande in merito rivolgetevi al massimo esperto Michele Dell’Utri !).

Uno spettacolo che, come ormai siamo avvezzi, si sviluppa non solo sul palcoscenico, ma deborda in platea e nei palchi di ogni ordine e grado, con continui e piacevoli cambi di scena e fronte.

In alcuni momenti il ritmo incalzante della narrazione ti fa perdere il filo della storia e le pause musicali del violinista Filippo Zattini (degno di nota), giungono come un balsamo, un vero toccasana per riguadagnare il cuore della vicenda.

Il “nostro” capitano, che non Fracassa ma “spacca”,  in questa occasione ricopre giustappunto diversi ruoli: dal neutrale narratore al presuntuoso duca di Vallombrosa rivale seduttore del marchese di Sigognac (Eugenio Papalia), fino al delizioso e senza via di scampo papero in fuga e al “parruccato” principe padre del duca.

L’epilogo giunge anzitempo per noi che vorremmo che lo spettacolo continuasse come se non ci fosse un domani e, come sempre, viene affidato al canto corale di tutti i protagonisti,  che ci riportano – contrariamente alla vicenda originale – alla realtà di un finale tutt’altro che lieto.

Sigognac
codardo un po' spiantato,
basta solo un manto
a farne il capitan.

Un baston,
povero destriero,
del buffone fiero
col cappello in man.


Capitani,
fracassati
capitani,
no no


Ridono
i villici più incolti
dei governanti stolti
senza una virtù.


Ma al poter
non piace esser deriso,
manda ceffi rudi
contro gli istrion

[Solo musica]

Fermi là
non ci bastonate,
siamo sol dei matti qui
a esagerar.


L'arte lor
sta tutta nel menare,
pagati vengon bene:
tanto assai!


Capitani,
fracassati
capitani,
no no


Sigognac,
si vince nelle fiabe,
vedi il lieto fine
qui da noi non c'è.


Ogni dì
lottiamo per un soldo,
ma se siamo astuti
non soccomberem!

 

 

Non c’è come la parola in musica che sappia arrivare dritta al cuore!!!

Lo scambio emozionale tra attori e pubblico può dirsi realizzato, facendoci vivere la magia del teatro grazie alla  formazione (in questo caso in versione ridotta) di “un bel dì saremo” e al suo collaudato affiatamento impreziosito da una presenza scenica incontestabile, senza contare il nostro amato beniamino che con il suo trasformismo e la sua versatilità  ci stupisce e arricchisce sempre e una volta di più.

Resta la voglia di approfondire, almeno per me.  Segnalo allo scopo il libro di Siro Ferrone: “Arlecchino Vita e avventure di Tristano Martinelli attore”, Editori Laterza.

Avanti così!

 

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