Matilde Serao - Serata AIAS 29 aprile 2017

Matilde Serao nacque nel 1856 a Patrasso. Figlia di un avvocato e giornalista napoletano esiliato in Grecia,  Francesco Serao, e di una nobile greca decaduta, Paolina Borely.
Tornò a Napoli dove si diplomò come maestra elementare e dove lavorò per un breve periodo ai telegrafi di Stato.
Ben presto cominciò ad affermarsi come giornalista scrivendo per giornali locali per poi approdare alla redazione del Corriere del Mattino.
Nel 188, trasferitasi a roma, iniziò a collaborare con Capitan Fracassa, con la Nuova Antologia e con la Cronaca Bizantina.
All’inteno della reazione di Capitan Fracassa conobbe Edoardo Scarfogli che sposò nel 1884 e con il quale fondò il Corriere di Roma, il Corriere di Napoli e Il Mattino.
Dopo la separazione da Scarfoglio, conobbe Giuseppe Natale con il quale fondò Il Giorno.
Matilde Serao morì a Napoli nel 1927 facendo perdere al giornalismo una scrittrice appassionata e liberale.

 

O povere donne solitarie, nella vostra sventura e nella vostra ignoranza; o povere donne analfabete che, a piccoli gruppi, andate presso lo scrivano,
che ha piantata, sul suo tavolino, la piccola bandiera, per l’occasione. Non avete nessuno, per voi, nel vasto mondo:
avevate soltanto quell’unico figliuolo e generosamente, l’avete dato alla patria…

Sulle pianure feconde di Campania come sulle calde pianure di Sicilia, sui monti aspri e
neri di Calabria, come sui monti nevosi e candidi di Abruzzo, sulle tonde colline di Toscana
come sulle azzurre, sulle orientali spiaggie di Puglia, come sulle montagne coverte di boschi
del Piemonte, ovunque, le contadine italiane eran avvezze alle diuturne fatiche: di tutte le età, bambine di dieci anni, giovinette di quattordici, fiorenti spose ventenni, forti madri quarantenni, aduste vecchie sessantenni, esse fornivano, sempre, la loro opera quotidiana,
in costante aiuto dell’uomo, il padre, il fratello, il marito, il figlio. Ma la loro tenace fatica si svolgeva, prima della guerra, fra le cure casalinghe, fra quelle date al giardino e all’orto, fra quelle date agli animali: si svolgeva nelle vaste cucine dai larghi focolari di pietra, filando la
lana, lavorando di calza, rattoppando vesti e biancherie degli uomini, cucendo il modesto corredino del bimbo che già palpitava nel grembo materno: si svolgeva in tutte le opere minori, opere che le braccia feminili, che le mani feminili compivano, con costanza instancabile
[…]. Ma i contadini d’Italia sono partiti, per la guerra
[…]. E, allora, le
contadine italiane, in estate e in autunno, hanno raddoppiato, triplicato il loro lavoro
quotidiano.

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