Uguaglianza e disuguaglianza nell’amicizia - Aristotele (Vignola 2 luglio 2017)

Uguaglianza e disuguaglianza nell’amicizia - Aristotele (Vignola 2 luglio 2017)

La maggior parte degli uomini, lo si ammette, preferisce, per desiderio di onore, essere amata piuttosto che amare: per questo i più amano gli adulatori, perché [15] l’adulatore è un amico in posizione inferiore, o simula di essere tale e di amare di più di quanto sia amato. Ora, essere amato è considerato qualcosa di molto vicino all’essere onorato, ed è a questo che aspira la maggior parte degli uomini. Ma non sembra che scelgano l’onore per se stesso, bensì per accidente. Infatti, i più godono nell’essere onorati da persone altolocate, [20] per via della speranza (perché pensano che, qualora avessero bisogno di qualcosa, l’otterrebbero da quelle persone: essi, dunque, godono dell’onore come di un segno che riceveranno dei favori); quelli, d’altra parte, che desiderano ricevere onore da parte di uomini virtuosi e che li conoscono, aspirano a rafforzare l’opinione che hanno di se stessi: essi, quindi, godono dell’onore ricevuto in quanto si convincono di essere buoni sulla base del giudizio di coloro che lo affermano. [25] Ma godono di essere amati per il fatto in sé: perciò si riconoscerà che l’essere amati vale di più che essere onorati, e che l’amicizia è desiderabile per se stessa.

D’altra parte, si ritiene che l’amicizia stia più nel l’amare che nell’essere amati. Prova ne sono le madri, che godono di amare: alcune, infatti, danno i propri figli a balia, e li amano, ben sapendo che sono figli loro, [30] ma non cercano di farsi ricambiare l’amore, se non siano possibili entrambe le cose, ma sembra che sia sufficiente per loro vederli star bene, ed esse li amano anche se quelli, non conoscendo la propria madre, non le rendono nulla di ciò che ad una madre si conviene rendere. Poiché, poi, l’amicizia consiste soprattutto nell’amare, e poiché quelli che amano gli amici vengono lodati, [35] la virtù degli amici sembra essere l’amare, cosicché quelli in cui ciò avviene secondo il merito, [1159b] sono amici costanti e costante è la loro amicizia. È soprattutto così che anche i disuguali potranno essere amici, perché in tal modo saranno resi uguali.

Ora, l’uguaglianza e la somiglianza costituiscono l’amicizia, e soprattutto la somiglianza tra coloro che sono simili dal punto di vista della virtù. Infatti, essendo costanti per se stessi, [5] lo rimangono anche nei rapporti reciproci, e non richiedono né rendono bassi servigi, ma anzi, per così dire, cercano di impedirli: è proprio degli uomini buoni, infatti, non commettere essi stessi degli errori e non permettere agli amici di commetterne. I malvagi, invece, non hanno stabilità, perché non rimangono simili nemmeno a se stessi: sono amici per poco tempo, [10] fin quando godono della malvagità gli uni degli altri.

Gli amici utili, invece, e quelli piacevoli, permangono più a lungo nell’amicizia, fin quando, cioè, si procurano reciprocamente piaceri e vantaggi. Soprattutto tra contrari, poi, si ritiene che sorga l’amicizia fondata sull’utilità: per esempio, il povero diventa amico del ricco, l’ignorante amico del sapiente: infatti, quando uno si trova ad avere bisogno di qualche cosa, mirando a questa ne dà in cambio [15] un’altra. Ma a questa categoria si potrebbero ricondurre anche l’amante e l’amato, e il bello e il brutto. Per questo, anche gli amanti sono talora manifestamente ridicoli, quando pretendono di essere amati come amano: se essi sono amabili allo stesso modo, certamente la pretesa è giustificata, ma se non hanno affatto una simile qualità, è ridicolo.

D’altra parte, forse, il contrario non tende al suo contrario [20] per se stesso, bensì accidentalmente, mentre il suo desiderio si riferisce in realtà a ciò che è intermedio: questo, infatti, è il bene; per esempio, per il secco è bene non diventare umido, ma il giungere allo stadio intermedio, e cosi per il caldo, e ugualmente per gli altri contrari. Orbene, queste questioni lasciamole da parte, perché sono troppo estranee alla presente ricerca.

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