Elio Petri - La Classe Operaia Va in Paradiso

Elio Petri - La Classe Operaia Va in Paradiso

Elio Petri – IL FILM – La Classe Operaia Va in Paradiso

Film del 1971 diretto da Elio Petri, scritto con Ugo Pirro,
PREMI: vincitore del Grand Prix per il miglior film al Festival di Cannes 1972, David di Donatello 1972, Nastri d’Argento della SNGCI 1972
GENERE: Drammatico
ANNO: 1971
REGIA: Elio Petri
ATTORI: Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Luigi Diberti, Salvo Randone, Renata Zamengo, Mietta Albertini, Donato Castellaneta, Adriano Amidei Migliano, Ezio Marano, Giuseppe Fortis, Gino Pernice, Federico Scrobogna, Flavio Bucci, Lorenzo Magnolia, Antonio Mangano, Guerrino Crivello, Eugenio Fatti, Carla Mancini, Corrado Solari, Sergio Tramonti, Luigi Uzzo
PAESE: Italia
DURATA: 125 Min
FORMATO: PANORAMICA, EASTMANCOLOR, 35 MM.
DISTRIBUZIONE: EURO INTERNATIONAL FILM – DOMOVIDEO, DE AGOSTINI

 

Durante un’intervista alla trasmissione “Stracult” Lino disse che lo spettacolo teatrale “La classe operaia va in Paradiso” non è un mero rifacimento dell’omonimo film ma si basa anche sulle impressioni del pubblico di vario genere a cui l’opera cinematografica è stata “somministrata”.

Anche noi abbiamo “assunto” il fim, secondo le dosi consigliate da Lino e queste sono le nostre impressioni:

Abbiamo operato una sorta di recupero archeologico, perchè ci sembrava originale metterlo in relazione al saggio documentale scritto da Simone Weil nel 1934 dal titolo “La condizione operaia”.

In entrambe le trattazioni la classe operaia é convinta che solo attraverso la schiavitù al lavoro manuale in fabbrica, veloce e ripetitivo, potrá ottenere alcuni dei beni di consumo ai quali aspira, come ad esempio la FIAT 850 di Lulú, nonché il riscatto sociale raggiungibile solo attraverso la sofferenza e l’abnegazione.

Dentro la fabbrica ci si abbrutisce perché bisogna uccidere la propria anima, i propri pensieri e i sentimenti. Unico sollievo é lasciarsi andare a “graduali fantasticherie”, come quella di Lulù sul lato “B” dell’Adalgisa, per sopportare l’asservimento al processo produttivo.

Fuori dalla fabbrica, il Movimento Studentesco e i Sindacati invitano gli operai a sviluppare la propria Cosienza di Classe per costruire un confronto morale con la classe dirigente al fine di migliorare la propria condizione lavorativa, in un contesto ove il dramma personale viene sacrificato per il bene supremo: la lotta di classe.

Resta tuttavia la magra consolazione per qualche sporadico atto di solidarietà umana.

Tutti questi elementi accomunano romanzo e film, il nesso causale è il medesimo, la relazione spazio-temporale differente, passano infatti 37 anni e di mezzo vi fu pure una guerra! Ma si sa, Simone Weil fu sempre avanti di 30 anni rispetto alla società e all’Italia, poco incline ai cambiamenti.

Una cosa non è mai cambiata: quando entriamo in fabbrica al mattino ci sono ancora le stelle e quando usciamo dalla fabbrica la sera ci sono già le stelle.

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