Le opere e i giorni - Esiodo

Le opere e i giorni - Esiodo

Esiodo nasce a Cuma eolia, in Asia Minore ma la famiglia si trasferisce ad Ascra in Boezia dove il poeta nel VII secolo a.C, vive nella condizione di piccolo possidente.

Le “Opere e i giorni” sono frutto della lite che Esiodo ebbe con suo fratello Perse, nell’ambito della spartizione dell’eredita.
I contenuti principali del poemetto sono la giustizia ed il lavoro ma vi sono contenuti anche numerosi consigli pratici per l’agricoltura con l’indicazione dei giorni del mese nei quali è necessario compiere determinate attività.

 

Necessità del lavoro

allà sý g’ hēmetérēs memnēménos aièn ephetmês
ergázeu, Pérsē, dîon génos, óphra se Limòs
echthaírēi, philéēi dé s’ eustéphanos Dēmḗtēr
aidoíē, biótou dè teḕn pimplêisi kaliḗn:
Limòs gár toi pámpan aergôi sýmphoros andrí:
tôi dè theoì nemesôsi kaì anéres hós ken aergòs
zṓēi, kēphḗnessi kothoúrois eíkelos orgḗn,
hoí te melissáōn kámaton trýchousin aergoì
ésthontes: soì d’ érga phíl’ éstō métria kosmeîn,
hṓs ké toi hōraíou biótou plḗthōsi kaliaí.
ex érgōn d’ ándres polýmēloí t’ aphneioí te,
kaí t’ ergazómenos polỳ phílteros athanátoisin[ésseai ēdè brotoîs: mála gàr stygéousin aergoús.] érgon d’ oudèn óneidos, aergíē dé t’ óneidos.
ei dé ken ergázēi, tácha se zēlṓsei aergòs
plouteûnta: ploútōi d’ aretḕ kaì kŷdos opēdeî.
daímoni d’ hoîos éēstha, tò ergázesthai ámeinon,
eí ken ap’ allotríōn kteánōn aesíphrona thymòn
es érgon trépsas meletâis bíou, hṓs se keleúō.
aidṑs d’ ouk agathḕ kechrēménon ándra komízei,
aidṓs, hḗ t’ ándras méga sínetai ēd’ onínēsin:
aidṓs toi pròs anolbíēi, thársos dè pròs ólbōi.

Ma tu ricorda sempre i miei consigli:
lavora, Pérsē, progenie divina, affinché Limós
ti abbia in odio e ti ami invece l’augusta Dēmḗtēr dalla bella corona
e ti riempia il granaio di ciò che occorre per vivere.
Limós è sempre il compagno dell’uomo pigro;
gli uomini e gli dèi hanno in odio chi rimane inoperoso,
simili nell’indole agli inetti fuchi privi di pungiglione,
che consumano la fatica delle api mangiando;
a te sia caro occuparti del lavoro al tempo giusto,
in modo che il granaio si riempia di cibo nella sua stagione.
Grazie al lavoro gli uomini diventano prosperi e ricchi di armenti;
lavorando diventerai molto più caro agli immortali
e anche agli uomini, perché hanno in odio i pigri.
Il lavoro non è vergogna; è vergogna l’ozio;
se tu lavori, presto ti invidierà chi è senza lavoro,
mentre tu ti arricchisci; perché chi è ricco ha fama e benessere;
quale che sia la tua sorte, è meglio lavorare.
Distogli l’animo sconsiderato dai beni altrui
e pensa al lavoro, ai mezzi per vivere, come ti consiglio.
Non è una buona vergogna quella che accompagna l’uomo indigente
(la vergogna può aiutare o danneggiare gli uomini):
alla miseria si aggiunge vergogna, alla fortuna l’ardire.

tratto da https://bifrost.it/ELLENI/Fonti/Hesiodos_Ergakaihemerai.html

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