L'avventura di un povero cristiano

L'avventura di un povero cristiano

L’avventura di un povero cristiano di Ignazio Silone

 

Silone è tra le massime espressioni letterarie del nostro territorio e questo suo testo ha un’importanza incredibile e quest’opera esalta le eccellenze artistiche marsicane.
(Massimo Coccia direttore artistico di Harmonia Novissima)

 

 

 

La maggior parte degli spettatori che a San Miniato e all’Aquila hanno assistito alle rappresentazioni del­l’Avventura d’un povero cristiano, ha dimostrato in vari modi di sentirsi parte in causa. Vi sarebbero da approfondire i motivi di questa partecipazione, che so­ no probabilmente diversi o magari contrastanti, ma è una ricerca che si può rimandare alla ripresa autunnale delle rappresentazioni. Ora preferisco rispondere bre­vemente al critico che ha motivato una sua riserva ap­punto sull’attualità del lavoro. « Ieri come oggi, egli ha scritto, il problema reale non sembra essere quello del disimpegno della Chiesa dalla politica, ma piuttosto di un diverso tipo d’impegno ». Ora tutto sta nell’inten­dersi sul senso da dare ai termini di attualità e di politica.
Riconosco senz’altro che Pier Celestino, né quello sto­rico, né quello del mio dramma, non offre alcuna indi­cazione, ad esempio, per un diverso schieramento dei partiti politici italiani o per un diverso tipo di rapporti fra cattolici e comunisti; ma nessuno può pretendere che l’attualità e la politica, nel mondo d’oggi, si esauri­scano in problemi siffatti. Un maestro di religione, for­temente impegnato nei dibattiti postconciliari e parti­colarmente sull’orientamento sociale della Chiesa, padre Ernesto Balducci ha scritto, per la presentazione dello spettacolo di San Miniato, un testo intitolato Un’av­ventura antica sempre nuova che risponde esauriente­mente al dubbio del critico e così conclude: « Quando Silone mette di fronte Celestino V e il cardinale Caetani, presta loro, con sostanziale fedeltà alla verità del passato, i medesimi termini con cui, al presente, la Chie­sa cattolica è, dentro se stessa, in lotta con se stessa ».
Ma non è sostanzialmente diversa la natura del males­sere che nella nostra epoca affligge quasi tutte le rima­nenti strutture politiche e sociali, dilaniate dall’incoerenza fra i propri principi e i propri atti. Nei docu­menti fondamentali di tutte le istituzioni si proclamano infatti come sacri i diritti dell’uomo, l’uguaglianza dei cittadini, la fraternità, la libertà, la pace; ma, più o meno ovunque, in nome della ragione di Stato, viene praticamente giustificato il contrario: il razzismo, la schiavitù, la miseria, la censura, la guerra o l’occupa­zione armata di altre contrade. Da ciò deriva la cat­tiva coscienza che ammorba il nostro tempo, e la con­testazione giovanile ha la sua vera giustificazione come
rivolta contro una società in mala fede.
L ’idea del teatro dove la comunità è raccolta a giudi­care il proprio mondo morale è antica come il teatro.
Ignazio Silone
Di seguito proponiamo il testo della prima rappresentazione assoluta all’istituto del dramma popolare di San Miniato nella realizzazione dei Teatro Stabile dell’Aquila.

Qualche approfondimento sull’opera di Ignazio Silone

 

 

 

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